Bocce Spettacolo è un progetto media dedicato al gioco delle bocce che pubblica video, highlights, partite e momenti spettacolari di questo sport. Dai video virali ai campioni trasformati in personaggi, Bocce Spettacolo sta cambiando il modo di raccontare uno sport ricco di tecnica, emozioni e convivialità. Il suo ideatore Marco Gallerani, che è stato presente al Memorial Formicone-Calissi di qualche settimane fa, capace di portare il mondo delle bocce italiane in Val Vibrata, in questa intervista racconta perché la comunicazione digitale può aprire nuove strade anche per le società e per i giovani atleti.
Marco, come nasce Bocce Spettacolo?
«Quasi per caso. Gestivo da volontario la pagina social di una società in cui giocavo e ho cominciato a raccontare le bocce cercando di valorizzarne la spettacolarità. Volevo mostrare le giocate, ma anche rendere comprensibili alcuni aspetti a chi non aveva mai praticato questo sport. I risultati sono cresciuti rapidamente e quella che era una passione si è trasformata in un impegno quotidiano».
I numeri raccontano una realtà che va ben oltre una semplice pagina social.
«In meno di un anno la mia pagina Facebook ha raggiunto decine di milioni di visualizzazioni e decine di migliaia di follower. Sono numeri che dimostrano quanto interesse possa suscitare questo sport se viene raccontato nel modo giusto. Non parliamo soltanto degli appassionati: raggiungiamo ex giocatori, curiosi e persone che magari non hanno mai preso in mano una boccia. È lì che si apre la vera opportunità».
Quindi il pubblico potenziale è molto più ampio di quello tradizionale?
«Assolutamente. Se continuiamo a parlare soltanto a chi già conosce le bocce, rischiamo di rivolgerci a una platea che si restringe. Io voglio far conoscere questo mondo anche a chi ne è rimasto lontano. Un video efficace può superare centinaia di migliaia di visualizzazioni e portare un campione, una società o un evento davanti a persone che altrimenti non li avrebbero mai scoperti. I social possono fare davvero la differenza».
Anche i campioni possono diventare personaggi riconoscibili, come accade negli sport più popolari.
«È quello che sta succedendo. Alcuni giocatori hanno acquisito un’identità anche attraverso soprannomi e contenuti che ne mettono in risalto personalità e talento. Quando un atleta diventa riconoscibile, il pubblico comincia a seguirlo anche al di fuori della singola gara. Questo crea interesse, visibilità e nuove possibilità, dal coinvolgimento degli sponsor fino al merchandising».
Il passaggio decisivo, però, è avvicinare i giovani alla pratica.
«Per me è una priorità. Bisogna dare spazio ai ragazzi, raccontare le loro esperienze e valorizzare le attività delle Academy. Se un adolescente vede sui social un coetaneo realizzare una bocciata spettacolare, può iniziare a guardare questo sport con occhi diversi. Non più il gioco dei pensionati, ma una disciplina tecnica, divertente e accessibile. Per diventare campioni bisogna cominciare presto e qualcuno deve accompagnarti in bocciofila».
Che cosa rende le bocce speciali rispetto ad altre discipline?
«Sono uno sport di concentrazione, in cui contano tecnica e capacità di gestire la pressione, ma conservano una straordinaria dimensione umana. Puoi giocare con persone di età molto diverse e imparare da chi ha più esperienza. È uno sport davvero per tutti, praticabile anche in età avanzata, nel quale la convivialità ha un ruolo fondamentale».
Quanto conta l’organizzazione degli eventi nel rendere tutto questo comunicabile?
«Moltissimo. Ho visto manifestazioni capaci di trasformare una gara in un vero spettacolo, grazie a campioni, pubblico, accoglienza e cura dei dettagli. Un evento ben organizzato offre contenuti e occasioni di racconto. La comunicazione può amplificarne la portata, ma serve collaborazione tra società, organizzatori, sponsor e istituzioni. Il Memorial Formicone Calissi in questo senso oggi rappresenta lo stato dell’arte.».
Progetti come Bocce Spettacolo e Sportivamente Uniti possono lavorare nella stessa direzione?
«Certamente. Ogni canale può contribuire a dare visibilità a società, atleti, tornei e iniziative giovanili. Video, interviste e racconti permettono di raggiungere pubblici diversi e mantenere viva l’attenzione anche dopo la fine di una gara. La comunicazione digitale richiede tempo, competenze e investimenti: non può reggersi sempre e soltanto sul volontariato. Se vogliamo crescere, bisogna riconoscerne il valore e costruire collaborazioni».
Se avessi davanti un ragazzo che non ha mai giocato a bocce, che cosa gli diresti?
«Provale. Scoprirai uno sport divertente, tecnico, dove puoi misurarti con te stesso e con gli avversari, stare in compagnia e conoscere persone di tutte le età. Le bocce sono molto più di quello che si immagina dall’esterno. Bisogna solo avere la possibilità di scoprirle».
Marco Rapone





