Gabriele Cinelli, l’highlander del calcio ascolano: «Il mio sogno? Un match di addio al pallone, ma il più tardi possibile»

A 79 anni Gabriele Cinelli continua a vivere il calcio da protagonista. Giocatore, dirigente, presidente e fondatore di società, l’attuale numero uno della Pro Calcio Ascoli è una figura storica del movimento sportivo piceno. La sua passione lo porta ancora in campo: dopo aver disputato una partita in Terza Categoria nel maggio 2025 contro il Campofilone, è tornato a giocare nel marzo 2026 contro il Porto d’Ascoli, rimanendo sul terreno di gioco per 44 minuti. Ma la sua storia non si esaurisce nella longevità: dai campionati di Prima Categoria al calcetto di Serie A, fino ai successi nel walking football, Cinelli ha attraversato oltre sessant’anni di calcio, coinvolgendo generazioni di sportivi e anche nomi importanti del panorama professionistico. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere una vita trascorsa con il pallone tra i piedi.

Gabriele, quando è nata la sua passione per il calcio?

«Abbiamo iniziato con i campionati parrocchiali, quando avevamo circa dieci anni. Nel 1960-61 ho disputato il mio primo campionato ad Ascoli. Ho sempre giocato a centrocampo, un po’ nel ruolo di regista. I ricordi più belli sono legati al campo Squarcia, l’unico della città, dove abbiamo giocato fino agli anni Settanta, anche in Prima Categoria. Lì si incontravano tutte le squadre e ci conoscevamo tutti».

Una vita da giocatore, ma anche da dirigente e presidente. Quali sono state le tappe fondamentali?

«Nel 1960 abbiamo fondato la Picena Sport, la squadra del quartiere di Porta Sole. Nel 1975-76, insieme al presidente Agostini, abbiamo rifondato la Pro Calcio Ascoli, restituendole il nome originale, Pro Calcio Ascoli 1947. Sono stati anni bellissimi, con grandi campionati di Prima Categoria e amichevoli ogni giovedì con l’Ascoli di G.B. Fabbri, Mazzone, di Renna. Avevamo il campo a disposizione per le partitelle della squadra bianconera».

Poi è arrivato il calcetto, un’altra avventura importante.

«Nel 1980 abbiamo scoperto il calcetto e lo abbiamo portato ad Ascoli e nelle Marche. Abbiamo disputato dieci anni di Serie A. Nel 1988 siamo arrivati terzi in Italia a Palermo. Nel 1990-91 abbiamo partecipato al girone unico nazionale a venti squadre. Nel 1991 abbiamo dovuto rinunciare a ripartire dalla Serie C, ma siamo tornati in Serie B, dove abbiamo disputato altri sei anni».

Oggi è ancora presidente della Pro Calcio Ascoli e continua a giocare. Come si conciliano tutti questi ruoli?

«Non c’è mai stato un passaggio netto tra l’attività agonistica e quella dirigenziale. Ho sempre diretto e giocato contemporaneamente. «Sono presidente della Pro Calcio da sei-sette anni e continuiamo a investire anche nell’aspetto sociale. Con noi giocano sedici giovani di origine straniera e il calcio diventa uno strumento concreto di integrazione con la comunità ascolana. È un progetto sportivo, ma anche sociale».

A 79 anni è tornato anche in campo in Terza Categoria. Che emozione è stata?

«L’anno scorso ho giocato contro il Campofilone e nel 2026 sono tornato contro il Porto d’Ascoli, restando in campo 44 minuti. Sono ormai tre anni che faccio almeno una presenza in Terza Categoria, per tradizione. L’ultima partita intera in Prima Categoria l’ho disputata a 66 anni. L’emozione c’è, ma vivo con questi ragazzi tutta la settimana. Mi hanno sempre dimostrato rispetto, così come gli avversari, che spesso mi fanno i complimenti. Mi sono divertito e spero di ripetere l’esperienza anche quest’anno».

La Pro Calcio Ascoli è diventata protagonista anche nel walking football. Come funziona questa disciplina?

«Il walking football o calcio camminato, è stato inventato una ventina di anni fa da alcuni cardiologi inglesi per consentire ai pazienti di fare attività fisica senza sottoporsi a sforzi eccessivi. Si gioca sei contro sei, su un campo da calcetto, e non si può correre. Non sono ammessi contatti fisici, non si può entrare nelle aree di rigore e la palla non deve superare l’altezza delle spalle. È una disciplina difficile, perché gli spazi e i tempi sono stretti: personalmente non si possono fare più di cinque tocchi. La consiglio a tutti quelli che vogliono continuare a praticare sport. E poi c’è il terzo tempo, il momento più bello: un’occasione per ritrovarsi e stare insieme».

Sono arrivati anche risultati importanti: il titolo italiano Over 70 nel 2024 e quello Over 60 nel 2026. Come è nata questa avventura?

«Cinque anni fa avevamo una squadra di Amatori a undici. Un ex giocatore della Fermana che viveva ad Alba Adriatica ci parlò del calcio camminato, che a Fermo già praticavano. Andammo a giocare un’amichevole e ci siamo appassionati. Nel 2024 abbiamo vinto il titolo italiano Over 70 a Roma, mentre nel 2026 ci siamo ripetuti conquistando il titolo italiano per gli Over 60 a Comacchio. Continuiamo a partecipare a tornei in tutta Italia: è un’esperienza che ci permette di rimanere uniti e continuare a frequentarci».

Nella vostra squadra ci sono anche ex calciatori professionisti. Chi ha raccolto il vostro invito?

«Con noi giocano Massimo Silva che ha vestito la maglia del Milan, e Antonio Aloisi che ha giocato con Ascoli, Torino, Cagliari e Cesena. C’è anche Enrico Nicolini, ex Sampdoria, Ascoli e Catanzaro, che vive a Genova ma ogni tanto ci raggiunge per partecipare ai campionati. Poi abbiamo altri ragazzi che hanno giocato in Serie B, come Ilari, Biondi e Nardi, oltre a diversi ex componenti della rosa dell’Ascoli. E stiamo cercando di coinvolgere anche altri giocatori».

A fine novembre sarete a Chianciano Terme per la Coppa Italia di walking football. Quali sono gli obiettivi?

«Parteciperemo alla Coppa Italia con entrambe le formazioni, Over 60 e Over 67. Speriamo di ripeterci e magari conquistare il primo e il secondo posto. Stiamo anche valutando l’inserimento di due nuovi giocatori per rinforzare le squadre. La voglia di fare bene non manca».

Da uomo che ha attraversato tante epoche del calcio, come giudica quello italiano e che cosa sogna per il futuro?

«Secondo me il problema principale non è chi è il presidente della Figc o l’allenatore della Nazionale, ma le società. Pur di fare soldi e realizzare plusvalenze acquistano giocatori all’estero, trascurando i giovani italiani. Poi non possiamo meravigliarci se la Nazionale ottiene pochi risultati: i nostri ragazzi restano spesso dietro le quinte. Oggi l’obiettivo sembra essere soltanto il denaro».

E per Gabriele Cinelli il futuro ha ancora il sapore del calcio: «Sogno una partita di addio al pallone, ma il più tardi possibile! Magari organizzato insieme a tutte le persone con cui ho giocato, per ritrovarci un’ultima volta tutti insieme».

Marco Rapone

Vedi altre notizie

Vedi i nostri eventi

Sei un'associazione, struttura struttura ricettiva, ente di supporto?

Riscatta ora il tuo Profilo!

SportivamenteUniti.it da la possibilità di gestire in autonomia il proprio profilo.
Chiedendoci l’accesso, verificheremo se il tuo profilo esiste o altrimenti lo creeremo da zero e ti concederemo un accesso per poterlo amministrare in completa autonomia!
Compila qui sotto il form e ti ricontatteremo chiedendoti delle informazioni per verificare la tua posizione

Premendo su Invia, accetti di essere ricontattato da Greenora S.r.l.s. per la gestione del tuo profilo su SportivamenteUniti.it.
L’informativa privacy e il trattamento dei dati personali è disponibile su greenora.com/privacy