A pochi giorni dall’esordio in campionato, il coach della formazione giuliese analizza la squadra rinnovata, le avversarie e gli obiettivi stagionali. E lancia un appello al pubblico: «Venite a vederci dal vivo: la curiosità può fare la differenza».
Coach Di Giusto, il campionato si avvicina, ma la squadra non è ancora al completo. Qual è la situazione?
«Sono prossimi allo sbarco tre giocatori importanti: i nostri stranieri, bloccati da problemi di visto. Si tratta dei brasiliani Norton Rodriguez e Marciel Borges e del giovane australiano Kane Downie, alla prima esperienza all’estero. Spero che gli stranieri arrivino in tempo per svolgere almeno sei allenamenti al completo prima dell’esordio stagionale».
Intanto il 24 ottobre si avvicina:
Stiamo aspettando che la situazione si sblocchi, perché il campionato è alle porte: sabato 24 ottobre alle ore 16 esordiremo nel nostro PalaCastrum di Giulianova contro Bergamo (ingresso gratuito) e non sarà una partita facile. Tutte le squadre si sono rinforzate e la lotta sarà durissima, anche per il quarto posto, che vale l’accesso alle Final Four di Coppa Italia».
Come si presenta la nuova Deco Amicacci Abruzzo?
«La base è composta da sei italiani. Due, Joel Boganelli e Luigi Topo, sono giocatori della nostra nazionale che arrivano dalla medaglia d’argento conquistata in maglia azzurra ai Mondiali di Ottawa: un risultato importante per il basket italiano. Abbiamo poi aggiunto Bilal Lujedid, nel giro della Nazionale Italiana Under 23, ragazzo di Firenze che già avremmo voluto con noi la scorsa stagione: abbiamo belle prospettive di crescita».
Quanto sarà importante il lavoro per integrare i nuovi arrivati?
«Moltissimo. I tre stranieri affrontano per la prima volta un’esperienza all’estero e dovranno adattarsi a una squadra e a un campionato nuovi. Non basta valutare le qualità individuali: bisogna lavorare soprattutto sull’inserimento nel gruppo.
Nell’ultimo fine settimana avete giocato un torneo in Sardegna:
Il torneo di Oristano contro Sassari, Porto Torres e una formazione inglese di Manchester, giocando con soli sette elementi, comunque utile per ritrovare la condizione e capire su cosa intervenire».
Lei è noto per saper valorizzare i giocatori. Un esempio è l’australiano Jaylen Brown, che ha avuto modo di allenare a Giulianova, fresco vincitore del Mondiale con l’Australia dov’è stato anche nominato MVP:
«Sono convinto che abbia qualità straordinarie. Lo avevo notato durante i campionati Asia-Oceania Under 22: mi colpirono la mobilità e la facilità con cui muoveva la carrozzina. Grazie agli ottimi rapporti con Brad Ness, oggi allenatore della Nazionale australiana, arrivò da noi in Italia giovanissimo. All’inizio doveva ancora trovare il giusto ambientamento e innamorarsi davvero di questo sport, e gli dissi che, quando fosse successo, sarebbe potuto diventare il più forte al mondo. Oggi sono felice di vedere che sta esprimendo sempre più tutto il suo grande potenziale».
La scorsa stagione è arrivata la Coppa Italia. Che cosa può fare questa nuova Amicacci?
«Lo sport è bello perché può riservare sorprese. L’anno scorso abbiamo conquistato la Coppa Italia dopo una grande semifinale e una finale in cui siamo riusciti a sfruttare l’occasione giusta. Quest’anno abbiamo quattro nuovi elementi su dieci, tre dei quali completamente sconosciuti: servirà un percorso di crescita. Tutte le squadre si sono rinforzate, quindi dovremo affrontare ogni partita con la massima concentrazione, senza mollare mai».
Quali sono le favorite per il campionato?
«Cantù e Sassari hanno roster molto competitivi. Sassari ha aggiunto Hernandez, un colombiano di grande valore proveniente dalla Spagna, mentre Cantù si è rinforzata con Andrea Giaretti. Attenzione anche a Porto Torres, che ha fatto un mercato eccellente e può essere la sorpresa. Noi dovremo dimostrare in campo il nostro valore».
Qual è il punto di forza della Deco Amicacci?
«Potremmo essere un diesel: forse faremo fatica a partire, ma, una volta assimilati i nuovi innesti, potremo crescere. Rispetto alla scorsa stagione abbiamo una rotazione più ampia. Magari ci sono giocatori meno appariscenti, ma siamo più forti nelle rotazioni. Per me tutti e cinque gli elementi in campo devono essere pericolosi, non soltanto i più conosciuti. È un principio in cui credo: ogni giocatore deve sentirsi coinvolto e poter dare il proprio contributo».
Perché il pubblico dovrebbe venire a vedere una partita degli Amicacci?
«La curiosità può essere la spinta giusta. In televisione si può seguire una partita, ma dal vivo si percepiscono sensazioni diverse. All’inizio qualcuno è colpito dagli scontri e dalle cadute; poi comincia a guardare la tecnica, le mani, il canestro e la velocità dei giocatori. Ci si accorge che il protagonista è l’atleta, con le sue capacità e la sua qualità».
Il basket in carrozzina può diventare anche uno strumento di inclusione?
«Certamente. Manca ancora una cultura sociale diffusa che faccia capire quanto sia importante offrire a tutti la possibilità di praticare sport. Bisogna coinvolgere soprattutto i giovani: possono diventare spettatori appassionati e trasmettere ai compagni di scuola il messaggio che anche una persona con disabilità può fare sport. Serve una promozione capillare, nelle scuole, nei centri di riabilitazione e negli ospedali, per avvicinare nuove persone allo sport paralimpico».
Un messaggio conclusivo che riguarda anche il lavoro quotidiano della società giuliese. La Deco Amicacci Abruzzo, guidata dal presidente Edi D’Angelo e sostenuta dal lavoro del “deus ex machina” Peppino Marchionni, si prepara così a una stagione impegnativa puntando sulla qualità tecnica, sulla crescita del gruppo e sulla capacità di coinvolgere nuovi appassionati.
La Coppa Italia conquistata lo scorso anno ha dimostrato che questa squadra sa sorprendere: ora la sfida è trasformare quel risultato in un nuovo percorso di crescita, con pazienza, lavoro e un gruppo sempre più unito.
Marco Rapone





